In barba alle derisioni provenienti della scienza ufficiale e agli anatemi della Chiesa, l’astrologia funziona.
Anzi, “funzionissima”: lo dimostra l’esperienza di chi, con le stelle, vive e lavora – coscienziosamente – ogni giorno.
Certo, parlare con le stelle, non è come parlare amabilmente del rincaro delle pere al telefono con zia Cesira: il linguaggio degli astri è complesso, talvolta sfuggente, non immediato da imparare.
Ma, una volta appreso, affascina. Conquista. Strega.
Crea addirittura dipendenza, perché non si può più stare un giorno senza parlar con le stelle attraverso i libri di astrologia, la stesura dei temi natali, la consultazione delle effemeridi (tabelle che riportano la posizione quotidiana dei pianeti nello zodiaco).
Non solo, ma questo linguaggio meraviglioso, basato su simboli e miti, si rivela uno strumento d’indagine impareggiabile per comprendere il carattere di un individuo, i suoi punti di forza, le sue debolezze, le linee tendenziali del suo destino.
C’è di più: l’astrologia offre allo studioso anche una chiave di lettura delle vicende che riguardano il mondo, i popoli, la collettività. Insomma, l’antica scienza delle stelle possiede anche una valenza sociologica. Si è parlato, poco sopra, di oroscopo che tutti, miscredenti e appassionati, sanno che cosa sia.
Ma forse non tutti sanno che la parola «oroscopo», in origine, significava «ascendente».
Il vocabolo deriva infatti dal greco hōroskópos (composto da hō’ra, «ora», e skopéin, «guardare, osservare»), ovvero «che guarda l’ora (della nascita)».
Perché è proprio l’ora di nascita a designare il segno che sta sorgendo (ascendendo) a oriente in quel momento.
Nel corso del tempo, tuttavia, la parola ha assunto il significato più ampio di «osservazione dello stato complessivo del cielo al momento della nascita», rimasto poi nel linguaggio usuale.
Solitamente, quando sentiamo parlare di oroscopo ci viene subito alla mente il trafiletto sul segno zodiacale che leggiamo sul giornale o ascoltiamo in radio e in tv, ma ne esistono diversi tipi.
• Oroscopo quotidiano: previsione limitata a un solo giorno ed enunciata in base alla posizione della Luna (l’astro più mobile dello zodiaco).
A seconda della distanza che intercorre fra la Luna e il nostro segno, infatti, la giornata assume una tonalità positiva o negativa.
Ed è sempre la Luna che indica quale settore della nostra vita salirà più alla ribalta in quel giorno.
• Oroscopo settimanale, mensile, annuale: previsione a più ampio respiro, formulata in riferimento sia alla posizione che tutti i pianeti assumono nello zodiaco durante un determinato periodo, sia in base alla loro distanza rispetto al nostro segno.
• Oroscopo personalizzato: analisi del tema natale, ovvero delle posizioni planetarie così com’erano al momento della nostra nascita. Da questo quadro complessivo, che rappresenta la carta d’identità astrologica personale, si possono desumere i tratti caratteriali di un individuo e le linee tendenziali del suo destino.
Naturalmente, quest’ultimo è il più attendibile proprio per via della sua specificità, per il suo essere su misura come un abito di sartoria.
DA “AMORI ZODIACALI”
PREFAZIONE
Io non credo agli oroscopi.
Questo ho sempre detto, agli altri ma soprattutto a me stesso, per convincermi che, in fondo, la mia era solo un’abitudine innocente.
Che non voleva dire niente se mi bloccavo davanti al televisore quando arrivava la rubrica dell’astrologo; se la mattina, sfogliando il giornale, non resistevo alla tentazione di leggere le previsioni per il mio segno.
I miei segni, dovrei dire, avendone sempre consultati tre diversi: quello mio di nascita, il Toro; l’Ariete, perché essendo nato il 22 aprile sono un po’ «borderline»; e i Gemelli, che sono il mio ascendente (lo so che Capitani mi sgriderà perché la mia è una definizione troppo vaga, dovrei dire «Venere in terza casa» o «Luna in Capricorno», ma che volete farci, sono ignorante).
E solo dopo averli letti tutti e tre sceglievo quello con il pronostico migliore e mi dicevo che, almeno per un giorno, ero di quel segno lì.
Di oroscopi, insomma, nei 35 e passa anni della mia vita alfabetizzata, ne ho letti – e ascoltati – parecchi.
Niente, però, mi aveva preparato ad Antonio Capitani e al suo personalissimo stile.
Che boccata di aria fresca, dopo pagine e pagine di fraseggio noioso da dietologa di quart’ordine («Giove favorisce gli eccessi di gola; nati della terza decade, occhio alla cistifellea»), dopo stagioni televisive di astrologhi stralunati con la barba da santone, scoprire che un esperto di oroscopi può anche vivere nel mondo reale, accorgersi delle mode e delle tendenze che lo circondano, avere persino senso dell’umorismo.
E quale sorpresa scoprire che questa vivacità mentale e linguistica non è incompatibile con l’attendibilità dei contenuti.
Perché Antonio Capitani – l’ho capito io, ma prima di me l’hanno capito i lettori di Vanity Fair – è uno bravo, uno che «ci azzecca», uno che gli oroscopi li fa sul serio, anche se li scrive in modo tanto divertente, anche se è capace dei riferimenti pop più audaci: dove lo trovate uno che, prendendo in prestito i testi dell’ultimo Festival di Sanremo, dice ai Pesci «Pensa, prima di sparare (cavolate) pensa»?
La pagina dell’Oroscopo, nei giornali, di solito si mette perché venga letta dai tanti che credono allo Zodiaco e vogliono sapere che cosa augurano le stelle al loro segno.
Se poi è così divertente che tutti leggono anche i segni degli altri, e la pagina diventa un appuntamento fisso persino per chi allo Zodiaco non crede per niente, che cosa potrebbe desiderare di più un direttore?
Ma sto andando fuori tema (anzi, non ci sono mai entrato).
Il titolo di questo libro è «Amori Zodiacali».
Voglio farvi una confidenza: vent’anni fa, quando ero studente universitario, passai un settembre a Granada per un corso di letteratura spagnola.
La scuola era in mezzo al quartiere gitano e ogni giorno, uscendo, venivo assalito da qualche zingara andalusa che voleva leggermi la mano; e che io immancabilmente respingevo, perché, come vi ho detto all’inizio, non credo agli oroscopi e non credo neanche alle linee – che siano della vita, dell’amore o della cistifellea.
Un giorno mi sfogai su questa aggressione fastidiosa con un’insegnante del corso.
«Quelle sono tutte cialtrone, io invece sono una gitana vera e so come si fa», rispose lei e, prima che io avessi il coraggio di mandarla via, mi prese la mano e iniziò a dirmi, a proposito della mia vita, una serie di cose di un’esattezza inquietante.
Concludendo con questa: «Hai appena iniziato una storia con una ragazza. Vi siete messi insieme da poche settimane, ma è lei la donna della tua vita. E avrete tre figli».
Quella ragazza è diventata mia moglie e due figli li abbiamo già avuti. Per il terzo, dopo anni e anni di notti insonni, pannolini e poppate, non ce n’è la forza fisica né lo spazio vitale in appartamento.
Potete quindi immaginare l’effetto che mi ha fatto, un paio di mesi fa, andare a pranzo con Capitani e sentirmi dire, dopo l’esposizione di un tema astrale dove c’era scritto praticamente tutto di me, che entravo «in una fase di grande creatività, e per un uomo il massimo della creatività è il concepimento di un figlio».
Se non conoscete ancora lo stile di Capitani, leggete questi «Amori zodiacali» e, quando avrete finito di ridere, capirete perché il libro l’ho divorato anche io che non ne ho più bisogno (a proposito: quando ero alle elementari, lessi da qualche parte che il Toro va d’accordo con i Pesci, ma siccome l’unica mia compagna di classe dei Pesci non mi piaceva granché, mi dissi che erano sciocchezze. Mia moglie è Pesci).
E fortuna che non credo all’Oroscopo.
Perché ad Antonio l’ho già detto: se si avvera la previsione della prof zingara, lo aspetto sotto casa.
Luca Dini
Direttore di Vanity Fair Italia
INTRODUZIONE
L’amore? E’ questione di alchimia. Anche astrale. Ergo: per capire con quale cuore il nostro cuore batte più all’unisono, ecco pronta questa guida alle affinità amorose fra segni zodiacali. Che si prefigge, per l’appunto, di indicare ad ognuno il partner astrale ideale. Oltre che i segni dai quali scappare a gambe levate per via della totale, irrimediabile, “maciullante” incompatibilità con essi. E poi, diciamocelo, una guida astrologica alla gestione autonoma della ricerca di un partner era necessaria anche per alleviare il lavoro affannoso dell’astrologo. Che, come si può ben immaginare, viene sistematicamente interpellato sull’argomento “amore”, non solo in sede di consulto personale, bensì anche nelle cene fra amici, al supermercato (quando, ogni tanto, viene riconosciuto), dal carrozziere, ovunque… Insomma: una volta letto questo libro si saprà quali sono i segni più idonei a noi e quali quelli da tener lontani. Così si potrà evitare di andare a chiedere pronostici all’astrologo mentre magari egli impreca per il preventivo da portellone tamponato o si sta interrogando se è meglio comprare le lamette bilama o trilama (tanto fanno sanguinare entrambe). Ma l’amore è anche l’argomento più gettonato nelle rubriche di posta astrologica. E a proposito (oltre che a conferma) di questo, occorre una premessa…
Quando nella primavera del 2006, dopo due anni di “onorato” oroscopo settimanale su Vanity Fair Italia, Luca Dini e Daniele Bresciani, rispettivamente direttore e vice direttore della rivista, mi proposero di curare anche un sintetica rubrica di posta astrologica, nessuno di noi sapeva che in quel preciso momento stavamo creando un mostro. Sì, perché non appena annunciammo ai lettori il varo della nuova rubrica, arrivarono in redazione in poche settimane più di ottocento (!) email che chiedevano lumi all’astrologo. Risultato che, lo ribadisco, né Luca e Daniele, né io avevamo previsto. Passi per loro, che fanno i giornalisti, ma per me che vivo di previsioni, questo è molto grave: evidentemente, come astrologo devo ancora studiare tanto…
Fu così che cominciai a dedicare molto tempo alla lettura di ciò che gli astro-Vanity-dipendenti mi scrivevano. Lettere a volte sintetiche come il telegramma di Garibaldi (spesso senza nemmeno i dati di nascita), altre lunghe come l’Eneide. Alcune dai toni commoventi, altre divertite e divertenti. C’era chi mi diceva che ci azzeccavo sempre, nell’oroscopo settimanale, chi diceva che invece non ci azzeccavo mai. O che scrivevo previsioni mirabolanti per i segni che mi erano simpatici (ma quali?) e pronostici schifosissimi per i segni mi stanno antipatici (ma quali?).
Fin dall’inizio mi proposi di selezionare le mail in base all’interesse che gli argomenti proposti potevano suscitare, oltre che in considerazione della gravità dei problemi che mi venivano presentati e del tono delle mail stesse (“le più ironiche saranno messe in cima alla lista”, mi dicevo). Ma ben presto dovetti alzare le mani in segno di resa. Perché i nove decimi delle mail trattavano di un unico argomento: la ricerca, più o meno disperata, dell’amore. Da etero, gay, lesbiche, over “anta”, under venti, di tutte le specie. E le domande che mi venivano rivolte con maggiore frequenza erano, nell’ordine: 1) Quando incontrerò l’amore della mia vita?; 2) Con quale segno vado più d’accordo? Una percentuale molto più bassa toccava gli argomenti lavoro, denaro, famiglia, sesso, salute (tema, quest’ultimo, di cui non mi occupo perché chi non sta bene deve andare dal medico e non dall’astrologo. A meno che questi non sia anche medico…).
Notavo però che non mi veniva mai rivolta la domanda: “riuscirò mai ad essere il partner ideale di qualcuno?”. L’ho cercata e la cerco fra le mail dei miei astro-aficionados, ma non l’ho ancora trovata (né sentita porre da chi mi consulta da prima ancora che io cominciassi a scrivere su Vanity). Al contrario, tutti volevano e vogliono avere un partner dotato di una lunga serie di caratteristiche che lo rendano il partner “ideale”. A mio parere, quel diverso verbo ausiliare fa una differenza enorme. Perché dimostra che troppo spesso l’essere umano, nella ricerca dell’amore, è animato più dall’istanza di gratificare se stesso (oltre che dal senso del possesso) che non da slancio oblativo autentico, né dalla disponibilità alla reciprocità.
Mi scrisse a fine 2006 Tiziana da una provincia del centroitalia “… è mai possibile che nessun uomo mi resti accanto e che tutte le mie storie finiscano dopo pochi mesi? Ma è così difficile incontrare un uomo motivato, fedele, che mi capisca, mi faccia ridere e condivida il mio progetto di vita?”. Naturalmente Tiziana non chiariva se a sua volta era disposta ad essere fedele, comprensiva, in grado di far ridere e di condividere i progetti di un eventuale partner. E come Tiziana, molti altri disegnavano il ritratto del tanto desiderato “amore per la vita” come una sorta di abito su misura, elencando decine di requisiti imprescindibili, senza però che venisse specificato se anche il “richiedente” li possedeva. Ho risposto talvolta a queste lettere chiedendo a mia volta “E tu quanto sei disposto a metterti in gioco, a dare e non solo a chiedere, ad essere presente, ad essere (per l’appunto) partner e non solo a volere un partner?”, sperando che queste mie domande aprissero un dibattito o spingessero a riflettere chi mi avrebbe scritto in seguito. Così non fu: le richieste (e la lista dei requisiti del partner ideale) rimasero le stesse. Evidentemente non sono stato bravo io a rendere incisive e degne di considerazione le mie argomentazioni, o magari nessuno leggeva le mie risposte. Il che è possibile.
Fatto sta che fino ad oggi (primavera 2007) le mail giunte alla mia rubrica hanno raggiunto più o meno quota tremila. Quantitativo elefantiaco al quale mi è impossibile rispondere sul giornale, se non in minima parte. Ma al quale posso rispondere in modo cumulativo, seppur limitatamente alla domanda “con quale segno vado più d’accordo?”, proprio in questo libro, come si diceva in apertura.
Per ciò che riguarda, invece, le mail che chiedono “Quando incontrerò l’amore della mia vita” ho un’unica possibilità: rispondere ad esse su Vanity Fair, poiché non è possibile fornire un pronostico “collettivo”. Considerando che al momento rispondo a dodici email la settimana (due sul giornale e dieci su Style.it, il sito che racchiude i contenuti della rivista), per evadere tutta la corrispondenza dovrei impiegare a occhio e croce 5 anni. La cosa non mi spaventa: sono tenace, lungimirante, fedele nei secoli. Anche ai miei lettori. Oltre che ai miei giornali e ai miei editori. Sennò, che Cancro ascendente Capricorno sarei?
ALCUNE PRECISAZIONI
Dal punto di vista astrologico non siamo “fatti” solo di segno zodiacale, ma anche di 10 pianeti (per comodità di linguaggio, in astrologia si definiscono pianeti anche il Sole e la Luna, benché il primo sia una stella e la seconda un satellite), di 12 case, di una serie svariata di rapporti planetari. Tutto ciò compone quello che in “astrologhese” viene definito Tema Natale, sorta di carta d’identità astrale che riflette la personalità e il destino di ogni essere umano e lo definisce come unico e irripetibile.
Tuttavia, già prendendo in considerazione il solo segno di nascita di una persona è possibile individuare alcune caratteristiche basic del suo temperamento. Che può entrare in sintonia o collidere con quello di altri segni e di altre persone.
Per rendere però più chiaro il modo con il quale ogni segno declina il verbo “amare”, in questo libro si sono considerate anche le posizioni di Venere (5 possibili per ogni segno), astro che risponde simbolicamente alle domande: come amo? Come voglio essere amato? Per sapere in quale segno si trovava Venere al momento della vostra nascita potete consultare le tabelle in fondo al libro. In appendice, il glossario astrologico spiega il significato di alcuni termini astrologici spesso utilizzati nella stesura del libro.